Simboli e riti di una tradizione che si rinnova

di Chiara Carpinteri

È attraverso le feste che gli individui riproducono e riaffermano la propria identità, tanto individuale quanto collettiva, nella ricapitolazione dei valori ideologici che la sostanziano e nella ripetizione delle pratiche cerimoniali che la ostentano.
Da un punto di vista antropologico, sottolinea Ignazio Buttitta, ancora oggi sono visibili comportamenti cerimoniali che sembravano essere stati definitivamente consegnati al passato insieme alle forme della produzione tradizionale e alle strutture sociali a esse connesse. La cultura popolare tradizionale è così fortunatamente presente ancora oggi e saldamente radicata: diverse le forme attraverso cui si manifesta, “danze e corse di santi ad esempio sono attualmente osservabili in Sicilia tanto in alcune feste patronali quanto all’interno di alcune cerimonie cicliche, quali ad esempio quelle della Settimana Santa”.
Una di queste è a Scicli la festa del “Gioia” o “Omu Vivu” celebrata il Sabato e la Domenica di Pasqua, le cui cerimonie sono caratterizzate da comportamenti decisamente particolari. Le modalità celebrative del rito di Scicli hanno subìto significative modifiche nel corso dell’ultimo secolo. La processione dell’“Omu Vivu” fu per lungo tempo una cerimonia riservata quasi esclusivamente alla popolazione maschile (e pertanto chiamata “festa di l’omini”) e in particolare ai vuccèri, venditori di carni e addetti alla macellazione. “Costoro erano convinti che nei momenti in cui sorreggevano il Cristo Risorto, un particolare stato di grazia concesso dal cielo li avvolgesse in una sorta di nube magica e li esentasse da qualunque dovere sia religioso che di ordine pubblico”.
La festa dell’“Uomo vivo”, scrive Angelo Aprile, viene fatta con lieta fierezza per una grande vittoria riportata dalla popolazione sui Musulmani nel 1091 – quando apparve la Madonna in veste di guerriera e a cavallo a salvare Scicli – e in questo giorno perciò le donne smettevano e smettono di portare eventuali segni di lutto nel loro abbigliamento, gli uomini esultavano ed esultano buttando per aria i loro berretti; tutto ciò continua ad accadere con un insolito folklore, tipico del luogo. Questo straordinario avvenimento fa accorrere turbe di bambini, di donne, di uomini-operai: un esercito di curiosi, di umili, di devoti e di sofferenti che eleva subito l’“Uomo vivo” a proprio Re.
Scrive Buttitta:

“correre e danzare rigenerano lo spazio e il tempo; non c’è dubbio, per esempio, che il movimento circolare impresso alla statua del “Gioia” o i percorsi in tondo da essa compiuti, rinviano al cerchio del tempo, alla ruota vitale che ogni anno deve essere rimessa in movimento. Il centro ideale e reale dei giri, il movimento rotatorio è il simulacro del Santo: mai come in questo caso il suo valore di fondatore e protettore della comunità è reso più esplicito”.

Non c’è danza senza musica: ad accompagnare i portatori del “Gioia” è la banda Busacca, che prende il nome dal benefattore di Scicli Pietro de Lorenzo Busacca. Sottolinea Buttitta, la ritualità corporea ha bisogno della sonorità ritmica per esprimersi; sono una realtà indissociabile sulla quale l’iter cerimoniale fonda le sue scansioni e mediante esse conferisce ordine e restituisce senso unitario all’apparente disordine dell’essere festivo dei suoi partecipanti. I movimenti, solo apparentemente incontrollati e in realtà codificati dalla tradizione, che accompagnano la corsa del “Gioia” sono espressione di energia vitale. Non a caso sono tradizionalmente i giovani maschi non coniugati, carichi di energie non altrimenti espresse, a correre e ballare per le strade dell’abitato. Essi, stravolti dalla fatica delle continue evoluzioni, obnubilati dal vino e dal chiasso, esaltati dal dolore di spinte e pestoni, sembrano sfiorare stati estatici disperdendo la loro individualità in un senso di partecipazione totale “agli eventi che governano il mondo”.
Ovunque abbia luogo, la danza o la corsa del Santo ha per protagonisti i giovani ed è accompagnata da simboli rituali che fanno evidente riferimento alla rigenerazione e alla fertilità della natura, alla ciclica rifondazione del cosmo.

About Andrea Scarfò

Mi divido quotidianamente tra la scienza del codice e l'umanistica delle immagini. Amo il web dove creo con Wordpress, Gantry Framework e CSS. Fotografo con gli occhi, leggo con il cuore e progetto con la testa.
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